Installazione Ubuntu 18.04.2 LTS webserver pronto all’uso [per esordienti totali]

Abbiamo già visto come installare Ubuntu 16.04.2 LTS e predisporlo per fare da webserver. Stavolta voglio ripetere la procedura, utilizzando però l’ultima distribuzione a lungo termine ovvero Ubuntu 18.04.2 LTS.

Come al solito eseguiremo l’operazione utilizzando VirtualBox. Per chi lo volesse installare su una macchina fisica la procedura sarebbe comunque analoga.

1. Configurazione Ubuntu Server 18.04.2 LTS

Anzitutto procuriamoci la ISO dal sito ufficiale.

Selezioniamo la seguente configurazione e premiamo download.

A questo punto cominciamo a creare la macchina virtuale sulla quale faremo girare il nostro webserver. Dentro VirtualBox premiamo CTRL+N. Si avvierà la seguente schermata che prepariamo nel modo seguente:

Premiamo su Successivo. Ci verrà chiesto quanta RAM intendiamo assegnare, mettiamo almeno 1024MB (ossia 1GB).

Procediamo e scegliamo di creare un nuovo disco fisso virtuale.

Proseguiamo selezionando VDI e per lo spazio diciamo Allocato dinamicamente (questo vuol dire che il disco virtuale non occuperà immediatamente tutto lo spazio assegnato, ma solo via via che il sistema operativo ne avrà bisogno).

Lasciamo 10 GB di spazio.

A questo punto avviamo la macchina virtuale.e ci verrà chiesto di selezionare un disco di avvio. Se fosse stata una macchina fisica si sarebbe trattato del supporto di installazione, per esempio un CD oppure una penna USB. Nel nostro caso clicchiamo sulla cartellina gialla e andiamo a selezionare il file ISO che abbiamo scaricato in precedenza dal sito ufficiale.

Se abbiamo fatto tutto correttamente dovremmo vedere qualcosa di simile:

Premiamo su Avvia.

A questo punto inizierà il caricamento del programma di installazione finché non ci si presenterà la schermata dove scegliere la lingua.

Selezioniamo inglese. A quanto pare ancora non lo hanno tradotto in italiano.

Premiamo il tasto INVIO.

Usando le frecce direzionali, nella schermata successiva, posizioniamoci sui menu a tendina della lingua e premendo INVIO apriamolo. Selezioniamo la tastiera italiana e premiamo di nuovo INVIO. A questo punto torniamo, premendo la freccia verso il basso, su [Done].

Alla prossima schermata premiamo nuovamente INVIO.

A questo punto ci verrà chiesto come vogliamo configurare la scheda di rete. Se stiamo usando una macchina virtuale come VirtualBox la scheda di rete sarà identificata dal dispositivo enp0s3 (normalmente sarebbe eth0, eth1, ecc…). Premiamo nuovamente INVIO.

Alla richiesta di configurare il proxy lasciamo tutto così com’è e premiamo di nuovo INVIO.

Selezioniamo il mirror predefinito per le repository di Ubuntu premendo semplicemente INVIO.

Nella prossima schermata scegliamo come formattare il disco. In questo esempio voglio utilizzare LVM per la gestione dei dischi, quindi mi sposto sulla seconda voce e premo nuovamente INVIO.

Per maggiori approfondimenti sull’utilizzo del LVM suggerisco questo articolo.

Selezioniamo il disco da partizionare, che è anche l’unico disco di cui disponiamo in questo momento.

Arrivati a questo punto possiamo verificare l’intera configurazione ed apportare, eventualmente, delle modifiche. Nel nostro caso lasciamo tutto tale e quale e procediamo premendo INVIO.

Ci chiederà se siamo sicuri di proseguire. Proseguiamo 🙂

Adesso compiliamo i campi con il nostro nome, il nome del server, lo username e la password. Memorizziamo questi dati perché ne avremo bisogno per accedere al server una volta pronto.

Alla schermata successiva selezioniamo la casella di Installa OpenSSH server premendo la barra spaziatrice. Spostiamoci poi con le frecce su Done e proseguiamo premendo INVIO.

Nella schermata successiva spostiamoci immediatamente su Done premendo il tasto della tabulazione e poi di nuovo INVIO.

A questo punto inizierà l’installazione, non ci resta che aspettare pazientemente che finisca.

Quando sarà tutto finito ci troveremo di fronte ad una schermata come questa, dove ci viene chiesto di riavviare. Premiamo INVIO e riavviamo il sistema.

Poco dopo ci verrà chiesto di rimuovere il dispositivo di installazione. Premiamo semplicemente INVIO e aspettiamo.

ATTENZIONE: Normalmente ci si dovrebbe trovare di fronte alla seguente schermata:

ma operazioni in differita su questa ultima versione di Ubuntu fanno sì che si sovrappongano degli output oltre la schermata di login. Se compare qualcosa di simile a questo è sufficiente premere INVIO per avere accesso alla schermata di login.

A questo punto effettuiamo il login con le credenziali che abbiamo creato in precedenza.

Una volta dentro il sistema digitiamo ifconfig e dovremmo vedere un risultato simile a questo.

Come possiamo notare il server si trova sull’indirizzo 10.0.2.15 che è l’indirizzo automatico assegnato dalla rete virtuale NAT di VirtualBox alla macchina virtuale.

Quello che vogliamo fare adesso è creare una nostra rete NAT personalizzata sulla quale spostare il server. VirtualBox ci permette infatti di creare una rete interna che, rispetto al nostro computer host, sarà raggiungibile all’indirizzo 192.168.56.1. Tale indirizzo sarà, rispetto al server, l’indirizzo esterno con il quale la rete virtuale nella quale si trova il server si affaccerà alla rete nella quale si trova il computer host.

Andiamo perciò sul panello di controllo di VirtualBox, spostiamoci su File > Preferenze (raggiungibile anche premendo CTRL+G).

Spostiamoci su Rete e poi premiamo il pulsante con la scheda di rete e il simbolo più verde . Questo aggiungerà una nuova rete virtuale chiamata NatNetwork (nel mio caso ci sono già altre reti configurate). Restando su NatNetwork premiamo il terzo pulsante a destra con il simbolo dell’ingranaggio .

Impostiamo la rete nel modo seguente scegliendo come ID di rete 10.0.2.0/24:

Con l’IP Calculator possiamo testare i dettagli della rete, ma per quello che ci interessa avremo 254 host dal 10.0.2.1 al 10.0.2.254.

Premiamo OK e spostiamoci nelle impostazioni della nostra macchina virtuale.

Andiamo su Rete e impostiamo come tipo di rete Rete con NAT e il nome Rete Ubuntu, che abbiamo creato prima.

A questo punto torniamo dentro la nostra macchina virtuale e aggiorniamo lo stato della connessione di rete.

Per farlo digitiamo: sudo netplan apply

Digitiamo ifconfig  e verifichiamo l’IP al quale è connesso adesso il nostro server. Nel mio caso è sempre 10.0.2.15

Adesso torniamo nelle Preferenze > Rete e andiamo ad impostare l’inoltro delle porte sulla rete che abbiamo creato.

Dal momento che vogliamo testare il server web con Apache e usare l’SSH per connetterci, dobbiamo inoltrare le porte 80, 443 e la 22.  Per aggiungere nuove regole di inoltro premiamo sul tasto col più verde e compiliamo l’elenco nel modo seguente.

L’indirizzo 192.168.56.1 rappresenta l’indirizzo della scheda di rete virtuale creata da VirtualHost, con la quale possiamo collegarci dal nostro PC alla rete virtuale creata poc’anzi. Fatto tutto questo diamo OK a tutto e proviamo a collegarci alla nostra macchina utilizzando Putty.

Se abbiamo fatto tutto a dovere adesso la macchina dentro la rete NAT virtuale è raggiungibile dall’indirizzo esterno 192.168.56.1.

Configuriamo Putty e premiamo Open.

Se tutto è andato bene ci verrà chiesto di acquisire la chiave per la connessione. Diciamo di sì:

A questo punto entriamo dentro il sistema usando Putty.

Procediamo con l’installazione di Apache e degli altri componenti del server LAMP.

2. Installazione e configurazione Apache

Per installare Apache anzitutto aggiorniamo la repository di Ubuntu digitando:

Quando finisce l’operazione procediamo installando Apache e digitiamo:

Se tutto è andato bene possiamo andare all’indirizzo http://192.168.56.1/ e verificare che si veda una pagina come la seguente:

Questa è la pagina default del nostro server Apache. La possiamo anche modificare andando nella cartella /var/www/html che è la root default del server.

Proviamo a farlo digitando:

Dentro Putty dovremmo vedere qualcosa come questo:

A questo punto usciamo dall’editor nano premendo CTRL+X e poi rimuoviamo il file e mettiamone uno nuovo digitando.

Dentro il file scriviamo semplicemente:

E salviamo premendo CTRL+O. Premiamo INVIO per confermare e CTRL+X per uscire.

Tornando su http://192.168.56.1/ dovremmo vedere qualcosa di analogo a questo:

3. Installazione e configurazione MySQL

Per installare il database MySQL digitiamo:

Premiamo Y alla richiesta di conferma dell’installazione e poi aspettiamo che sia ultimata. Una volta completata digitiamo:

Questo avvierà una procedura di configurazione del nostro database, durante la quale ci verranno richieste diverse cose. Alle varie domande rispondiamo rispettivamente:

Press y|Y for Yes, any other key for No: Y

Please enter 0 = LOW, 1 = MEDIUM and 2 = STRONG: 2

(dove: STRONG Length >= 8, numeric, mixed case, special characters and dictionary file)

New password: )9@JZ21@pam)KUfB)2hc{n[vrK?BAeTU  (questo è un esempio di password che possiamo mettere, questa password ha una qualità di 187bit e una lunghezza di 32 caratteri)

Se la passowrd è buona ci verrà detto qualcosa come:

Estimated strength of the password: 100

Proseguiamo:

Do you wish to continue with the password provided?(Press y|Y for Yes, any other key for No) : Y

Remove anonymous users? (Press y|Y for Yes, any other key for No) : Y

Disallow root login remotely? (Press y|Y for Yes, any other key for No) : Y

Remove test database and access to it? (Press y|Y for Yes, any other key for No) : Y

Reload privilege tables now? (Press y|Y for Yes, any other key for No) : Y

Fatto questo il database è pronto per l’utilizzo.

4. Installazione e configurazione PHP

Procediamo installando il PHP e digitando:

Confermiamo sempre con Y quando ci viene richiesto.

Una volta finito verifichiamo che sotto Apache le pagine index.php siano configurate come pagine predefinite:

Se tutto va bene vedremo qualcosa come:

Notiamo la presenza di index.php quindi possiamo procedere tranquillamente.

Per concludere riavviamo il server Apache.

5. Ulteriori configurazioni

A questo punto dovremmo fare ancora qualche implementazione, configurando alcune cose come:

  1. Sistemare il Firewall
  2. Mettere in sicurezza Apache
  3. Configurare fail2ban ed altri eventuali servizi

Io procederò con un esempio su come configurare un nuovo VirtualHost e installarci sopra WordPress.

6. Configurazione VirtualHost e installazione WordPress

Quello che vogliamo fare adesso è aggiungere un dominio al nostro server, affinché alla richiesta di un sito web su tale dominio esso risponde.

In poche parole voglio aggiungere il sito torregatti.com al mio server. Per farlo dobbiamo aggiungere un host virtuale. (qui un esempio della solita procedura)

Per farlo voglio creare, dentro a /var/www/ una cartella dedicata al dominio e poi aggiungerlo ai VirtualHost di Apache.

Procediamo quindi nel modo seguente creando anzitutto la suddetta cartella che, per motivi di ordine, chiamerò come il dominio:

Adesso assegniamo la cartella ad Apache modificando i permessi e digitando:

Aggiungiamo il VirtualHost in sites-available copiando un modello esistente:

Modifichiamo il file che abbiamo appena copiato ed aperto fino ad ottenere qualcosa di simile:

In questo modo il nostro server risponderà sia al dominio torregatti.com che al sottodominio www.torregatti.com

Salviamo con CTRL+O e confermiamo premendo INVIO.

Abilitiamo il host digitando:

Ricarichiamo Apache digitando:

A questo punto possiamo testare la nostra configurazione da dentro Windows modificando il file hosts in C:\Windows\System32\drivers\etc\ impostandolo nel modo seguente:

Salviamo e verifichiamo dal browser che il risultato sia simile a questo:

7. Installazione e configurazione di WordPress

Adesso voglio concludere installando WordPress sul nostro nuovo dominio appena creato.

Anzitutto spostiamoci dentro la cartella del dominio e scarichiamo WordPress digitando i seguenti comandi:

Installiamo zip e scompattiamo il pacchetto:

Spostiamo tutti i file da dentro la cartella wordpress alla radice del dominio digitando:

Rimuoviamo la cartella wordpress:

Assegniamo tutti i file ad Apache, altrimenti avremo problemi durante l’utilizzo del portale (per esempio nel caricamento delle immagini).

Creiamo ora un database con utente per la torregatti.com

Accediamo al database digitando:

Creiamo un nuovo database digitando:

Creiamo un utente per il database e diamogli tutti i privilegi.

A questo punto andando su http://torregatti.com dovremmo vedere l’installazione di WordPress.

Completiamo tutti i dati che abbiamo già configurato:

Completiamo l’installazione seguendo le istruzioni a video ed abbiamo finito.

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[bash] Copiare i file trovati con grep in una cartella di destinazione

L’obiettivo è quello di trovare determinati file con dentro un certo contenuto, utilizzando grep e copiarli in una cartella di destinazione (nel mio specifico caso per fini di backup).

Per farlo con bash ci è sufficiente digitare il seguente codice:

Nota che utilizzo cp -a per copiare tutte le caratteristiche del file, permessi compresi.

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[linux] Rinominare i file da terminale con bash sostituendo uno o più caratteri nel nome

Immaginiamo di voler sostituire un particolare carattere nel nome dei file dentro ad una cartella. Nel mio caso in tutti i nomi è presente una @ che voglio trasformare in uno _.

Utilizzando semplici comandi di bash è possibile fare questa operazione da terminale nel modo seguente:

 

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[linux] Cercare file con caratteri speciali nel nome del file

Oggi mi è capitato un curioso problema: elaborando programmaticamente un lungo elenco di file ho notato che alcuni file avevano degli insidiosi spazi bianchi tra le lettere ed i numeri. Indagando più a fondo ho notato che non si trattava di comuni spazi bianchi, bensì di caratteri speciali che venivano visualizzati come spazi bianchi.

Per trovare file con caratteri speciali quali i caratteri di controllo si può usare il seguente comando:

Con il seguente comando invece è possibile recuperare sia i caratteri non-ascii che i caratteri di controllo, sia in file che cartelle:

 

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[magento] Errore in fase di download degli ordini

Problema: quando si cerca di scaricare l’elenco degli ordini viene restituito il seguente errore MAGENTO – Errore in fase di download degli ordini System.ServiceModel.FaultException: SQLSTATE[HY000]: General error: 1030 Got error 28 from storage engine, query was: DESCRIBE sales_flat_order

Soluzione: il disco del server è pieno, probabilmente riempito dai file log di Magento stesso e non è possibile effettuare la maggior parte delle operazioni. Basta cancellare i file log oppure liberare spazio sul server.

La seguente soluzione è stata testata su Magento 1.9.3 e sistema operativo CentOS.

Anzitutto premetto che l’errore non è per forza causato da Magento, ma potrebbe trattarsi del server che per qualche motivo si è riempito (per esempio a causa di aggiornamenti). Anzitutto verifichiamo la nostra situazione digitando su server linux:

Dovremmo vedere un risultato simile al seguente:

Notiamo come la partizione / sia montata su /dev/mapper/centos-root al quale rimangono disponibili solamente 20KB di spazio.

Nella maggior parte dei casi è altamente probabile che i log di magento abbiano saturato lo spazio a disposizione. Per verificarlo spostiamoci su /var/www/sito_magento/var/log.

Digitiamo:

In questo modo dovremmo vedere qualcosa di simile a questo:

Notate che il file system.log ha superato l’assurda dimensione di 57GB! A questo punto puliamo tutti i file log, eventualmente li possiamo prima salvare da qualche parte se lo riteniamo necessario. Digitiamo:

In questo modo cancelleremo tutti i file log presenti nella cartella.

Verifichiamo nuovamente la situazione digitando:

Dovremmo vedere qualcosa di simile a quanto segue:

Notiamo che si sono liberati 56GB e abbiamo nuovamente il 44% dello spazio a disposizione.

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[linux] Impostare timout SSH su Putty

Per evitare che la connessione SSH si chiuda continuamente, oltre ad allungare il timeout sul nostro server, possiamo impostarlo anche da Putty.

Per farlo andiamo su Putty > Connection

Impostiamo Seconds between keepalives(0 to turn off) da 0 a 30 (aumentiamo o diminuiamo in base alle esigenze)

Spuntiamo la casella: Enable TCP_keepalives (SO_KEEPALIVE option)

Salviamo il tutto nel profilo di sessione.

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[ubuntu] Aumentare tempo di timeout da SSH

Problema: la connessione SSH va in timeout e bisogna effettuare nuovamente l’accesso.

Per modificare il timeout è sufficiente modificare il file /etc/ssh/sshd_config digitando

A questo punto aggiungiamo al file le seguenti due righe:

Il primo parametri imposta il server affinché invii pacchetti null ogni 120 secondi al client, mentre il secondo imposta l’interruzione della connessione dopo 720 pacchetti inviati a vuoto. In questo modo la connessione si interromperà dopo 720 x 120 = 86.400 secondi, ossia dopo 24 ore.

Una volta apportate tutte le modifiche salviamo e digitiamo:

In questo modo riavvieremo il servizio SSH.

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[linux] Cercare testo dentro ai file in modo ricorsivo

Problema: Vogliamo cercare una porzione di testo dentro a tutti i file in una cartella e in tutte le sottocartelle

Soluzione: è sufficiente utilizzare il comando grep, nel modo seguente

Il parametro -R effettuerà una ricerca ricorsiva in tutte le sottocartelle, tra virgolette inseriamo il testo da cercare, il . (punto) indica che la ricerca debba cominciare dalla cartella corrente. 

Possiamo ovviamente indicare altre cartelle con:

 

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[linux] Aggiungere file manualmente ad una condivisione su ownCloud (sotto Plesk)

Obiettivo: aggiungere un file manualmente nella partizione utente su ownCloud, senza utilizzare l’interfaccia di gestione

Questa è una soluzione molto interessante qualora si preferisca caricare il file, per svariati motivi, con altri meccanismi, diversi dall’interfaccia utente offerta dalla piattaforma ownCloud. Per esempio avevo bisogno di condividere un file zip di 600MB che però prima andava modificato. In tal caso, scaricarlo sul mio computer e caricarlo di nuovo online, con la connessione a 20 Mega, rischiava di risultare eccessivamente lento e macchinoso, quando potevo invece scaricarlo direttamente sul server e modificarlo da terminale.

Come fare allora per metterlo in condivisione?

L’operazione è semplice: anzitutto dobbiamo collocarci nella partizione dati di ownCloud e trovare la cartella, sotto files, dell’utente al quale vogliamo mettere a disposizione il file.

Una volta nella cartella digitiamo:

In questo modo visualizzeremo il dettaglio dei permessi sui file. Annotiamo utente e gruppo che accedono alla partizione.

Spostiamoci nella cartella di installazione di ownCloud, per esempio con:

Quello che ci interessa è la cartella, di ownCloud, contenente l’eseguibile occ.

A questo punto digitiamo il comando per ricostruire tutta la partizione dell’utente all’interno di ownCloud. Attenzione, questo comando reimposterà tutte le configurazioni delle cartelle su ownCloud gestite dall’utente.

Faccio notare che il nome_utente è l’utente proprietario dei file nella partizione linux, per esempio www-data se siamo sotto apache (lo vediamo con il comando precedente).

utente_owncloud è invece l’utente registrato in ownCloud, ovvero lo username dell’utente a cui appartiene la partizione.

In questo caso verrà utilizzato il PHP predefinito configurato all’interno di Linux, qualora voleste (o doveste) utilizzare un’altra versione, sarà sufficiente digitare il percorso per intero; ad esempio sotto Plesk i file binari del PHP7.0 si possono recuperare in questo modo:

Per maggiori informazioni e dettagli consiglio la pagina della documentazione ufficiale di ownCloud.

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[ubuntu] Scaricare WordPress e scompattarlo nella radice del sito web

Questi comandi si applicano ad un qualsiasi file *.tar.gz che si voglia scaricare e scompattare e poi spostare nella cartella desiderata.

Per scaricare WordPress utilizzerò il link alla versione internazionale

In questo modo scompattiamo il file *.tar.gz nella cartella WordPress e poi spostiamo nella radice tutto il contenuto.

Adesso rimuoviamo il file compresso e la cartella.

Infine ricordiamoci di assegnare i permessi giusti al nostro file, per esempio:

Se stiamo usando Plesk i permessi giusti avranno la forma simile a questa:

Dove al posto dell’UTENTE_SITO_WEB va messo l’utente del dominio.

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