Google Drive, upload bloccato su “meno di un minuto rimanente”

Problema: quando si cerca di caricare su Google Drive un documento di dimensioni consistenti (nel mio caso il problema si presentava con file di appena qualche MB) l’upload non riesce ad andare a buon fine e si blocca su un caricamento simile a quello nell’immagine, dando per tempo stimato “Meno di un minuto rimanente”

Soluzione: il problema può dipendere da Kaspersky Internet Security. Dalle Impostazioni di rete disattivare Scansione delle connessioni crittografate.

Più nel dettaglio ho notato che questo problema affligge tutti gli upload via web. Anche tentando il caricamento altrove, non solo su Google Drive, ed utilizzando qualsiasi browser (ho trovato indistintamente il medesimo problema sia su Chrome, Firefox che Edge).

In generale il problema si presenta come l’impossibilità di stimare il tempo di upload necessario, per cui qualunque barra di upload arriva subito alla fine e si blocca lì fino al completamente del medesimo.

Il problema dipende da Kaspersky Internet Security, nel mio caso ho verificato il problema sulla versione 20.0.14.1085 (j) con Windows 10 x64 Build 18362.

Per risolvere il problema aprire Kaspersky Internet Security > Impostazioni > Avanzate > Rete (Impostazioni di rete) > Scansione delle connessioni crittografate

Selezionare Non esaminare le connessioni crittografate.

Vedi articolo

[magento 2] Exception #0 (LogicException): catalog_product index does not exist yet. Make sure everything is reindexed [risolto]

In Magento 2 l’errore Exception #0 (LogicException): catalog_product index does not exist yet. Make sure everything is reindexed si riferisce al fatto che il catalogo dei prodotti non è stato indicizzato. Questo problema si presenta frequentemente quando si usano altri motori per la gestione del catalogo, come ad esempio ElasticSearch (specialmente con il plugin di Smile-SA, ma non solo).

Per risolvere il problema lanciamo nuovamente l’indicizzazione del catalogo ed aggiorniamo il tutto, procedendo nel modo seguente da riga di commando.

ATTENZIONE: In teoria l’unico comando utile e necessario è il seguente:

Se dovessero sorgere problemi o non esserci risultati, procedere nella maniera descritta di seguito.

Se non lo abbiamo procuriamoci n98-magerun2.

Scarichiamolo nella cartella di installazione di Magento, poi rendiamolo eseguibile, eseguendo i seguenti comandi:

A questo punto eseguiamo la richiesta di reindicizzazione:

Eseguiamola anche sul fulltext:

Faccio notare che sto concedendo al PHP 5G di memoria per poter portare a termine, senza errori, il processo.

Qualora dovessero sorgere errori nel processo di indicizzazione, come per esempio Catalog Search index is locked by another reindex process. Skipping., procediamo nel modo seguente, altrimenti andiamo alla pulizia della cache.

Individuiamo i processi attivi con:

Reimpostiamo il processo che ci interessa con:

Nel dubbi possiamo reimpostarli tutti eseguendo i seguenti comandi:

A questo punto possiamo rilanciare il processo che ci interessa.

Puliamo tutta la cache:

La cache di Magento è una delle cose più problematiche, per cui conviene eseguire anche comandi superflui per ripetere l’operazione per sicurezza.

Detto questo riavviamo apache e il servizio di elastisearch, se lo abbiamo installato:

A questo punto dovrebbe essere tornato tutto normale.

Vedi articolo

[wordpress] Trasferire sito da un dominio (o da locale) ad un altro

Trasferire un sito fatto in WordPress da un dominio all’altro è molto semplice. Questo vale anche nel caso in cui si abbia un sito in WordPress su un server locale (per esempio XAMPP) e lo si voglia trasferire su un hosting online.

1. Copiare tutti i file

Anzitutto dobbiamo copiare tutti i file da un dominio all’altro. Se abbiamo il sito su XAMPP, in locale quindi, dobbiamo individuare la cartella di installazione e copiare tutti i file contenuti in essa. La cartella con i file avrà circa questo aspetto:

Trasferiamo tutti quanti i file nella radice del nuovo hosting.

2. Esportare il database

Adesso dobbiamo esportare il database del sito, cosa che possiamo fare tipicamente da PHPMyAdmin. Nel caso di XAMPP l’indirizzo per l’accesso al database sarà probabilmente http://127.0.0.1/phpmyadmin

Dentro PHPMyAdmin selezioniamo il nostro database e poi andiamo alla voce Esporta. In generale da qui è sufficiente cliccare su esegui per scaricare il file *.sql.

3. Cambiare l’indirizzo del sito nel database

A questo punto apriamo il file *.sql che abbiamo appena scaricato con un editor di testo (per esempio Notepad++).

Dentro il file cerchiamo il termine siteurl, dovremmo trovare qualcosa di simile a questo:

Questo è l’indirizzo del nostro sito. Nel caso specifico vuol dire che il vecchio percorso del sito era http://127.0.0.1/wp

Immaginiamo che il nuovo dominio, sul quale vogliamo trasferire il sito, sia https://petarkaran.it

Faccio notare che il nuovo dominio ha la dicitura https anziché http.

A questo punto dobbiamo fare le seguenti sostituzioni usando l’opzione Trova e Sostituisci (disponibile nella maggior parte degli editor come Notepad++). Nel mio caso procederò nel modo seguente:

Attenzione a rispettare la medesima combinazione di slash. Quindi sostituiremo con i seguenti comandi:

http://127.0.0.1/wphttps://petarkaran.it

http:\/\/127.0.0.1\/wphttps:\/\/petarkaran.it

127.0.0.1/wppetarkaran.it

127.0.0.1\/wppetarkaran.it

ATTENZIONE a non fare i seguenti errori dove la struttura del dominio non è la medesima.

http://127.0.0.1/wphttps://petarkaran.it/

http://127.0.0.1/wp/https://petarkaran.it

In generale se si deve passare da un dominio ad un altro dominio è sufficiente usare:

https://vecchiodominio.exthttps://nuovodominio.ext

https:\/\/vecchiodominio.exthttps:\/\/nuovodominio.ext

Una volta fatte le modifiche salvare il file *.sql ed importarlo sul nuovo database.

4. Modificare wp-config.php

Ultima operazione che dobbiamo fare è modificare la configurazione del database dentro al file wp-config.php

Apriamo il file e modifichiamo le seguenti righe di codice:

In ordine mettiamo i dati del nome del database, lo username del database, la password del database e l’indirizzo host del database.

Una volta modificato il file wp-config.php carichiamolo sul nostro nuovo hosting ed abbiamo finito.

Vedi articolo

[wordpress] Cambiare le bandierine per le lingue di PolyLang

Per cambiare le immagini delle bandiere delle lingue del plugin PolyLang è sufficiente procedere nella maniera seguente:

  1. Creare dei file PNG (*.png), JPG (*.jpg) o SVG (*.svg) nominandoli secondo il codice della lingua, ad esempio: it_IT per italiano, en_GB o en_US per inglese (dipende quale si è scelto nelle impostazioni di PolyLang), de_DE per il tedesco ecc
  2. Creare la cartella /wp-content/polylang (la cartella non esiste di predefinito)
  3. Caricare nella cartella i file delle bandiere creati in precedenza
  4. Andare su WordPress in Bacheca > Lingue > Impostazioni > Modifiche dell’URL > Impostazioni, senza dover apportare modifiche premere su Salva modifiche

A questo punto le nuove bandiere saranno visibili al posto di quelle predefinite.

Vedi articolo

Stimare budget e fattibilità di una campagna su Facebook (simulatore in Excel)

Link (anche in fondo) al Simulatore campagna pubblicitaria su Facebook (Excel)

Quando si intende fare una campagna pubblicitaria online bisogna tenere conto di diversi fattori, oltre che degli obiettivi per cui la campagna è pensata.

A differenza della pubblicità tradizionale (quella che si potrebbe fare sui giornali, sulla TV oppure sui cartelloni per strada) nelle campagne online è possibile verificare le conversioni prodotte dalla campagna stessa.

Con conversioni si intendono quelle azioni intraprese dagli utenti che hanno visto la pubblicità e per le quali la campagna pubblicitaria era stata pensata. Nel caso di una campagna pubblicitaria finalizzata alla promozione di prodotti, la conversione equivale all’acquisto di un prodotto. La conversione potrebbe essere anche l’iscrizione ad una newsletter, una richiesta di contatto o preventivo ecc.

Il processo di conversione può essere sintetizzato nel seguente schema:

 

Analizziamo brevemente i singoli passaggi del processo:

  1. Impressioni: le volte che la pubblicità viene mostrata, se la pubblicità viene mostrata 30.000 volte allora si avranno 30.000 impressioni. Le impressioni sono sempre maggiori o uguali al pubblico raggiunto. Un pubblico di 20.000 persone potrebbe generare 30.000 impressioni. Questo vorrebbe dire che in media ogni persona raggiunta ha visto la pubblicità 1,5 volte. Questo valore viene chiamato anche frequenza.
  2. Visite (o click): il numero di persone che, dopo aver visto la pubblicità, decidono di interagire con essa (o più semplicemente cliccano sull’inserzione). Il rapporto tra quelli che vedono la pubblicità e quelli che decidono di cliccare si chiama CTR (Click-through rate, in italiano “percentuale di click”). In generale come CTR medio si prende, in assenza di ulteriori dati statistici, un valore del 1%. Un CTR del 2% può essere già considerato ottimo. Questo valore dipende ovviamente anche dal messaggio pubblicitario stesso e da altri elementi. Un CTR molto elevato non è garanzia di alcun tipo di successo; significa solamente che le persone cliccano frequentemente sulla pubblicità. Un messaggio pubblicitario fuorviante potrebbe produrre un CTR molto elevato, che non corrisponde poi ad alcuna conversione significativa. Inoltre ad ogni click, in una campagna online, è associato un CPC (costo per click), ovvero quanto spendiamo per ogni click ottenuto. Se il CPC fosse di 0,50€ vorrebbe dire che per ogni click pendiamo 0,50€.
  3. Leads: sono semplicemente dei potenziali acquirenti, persone interessate al prodotto, che ancora non hanno deciso di acquistare il prodotto stesso. Un lead potrebbe “condurre” (di qui il nome) anche altri eventuali clienti all’acquisto del prodotto, tramite per esempio il passaparola, sebbene egli stesso poi non effettui alcun acquisto. E’ importante tenere conto dei lead solo dal punto di vista concettuale; significa che dobbiamo pensare la nostra campagna in modo che le pagine ad essa dedicata (le landing page) suggeriscano oppure consentano all’utente di lasciare i propri dati di contatto o memorizzare la pagina, per poter essere contattato successivamente o recuperare facilmente l’accesso al prodotto. Dal punto di vista statistico del processo di conversione i lead possono essere ignorati.
  4. Acquisti: sotto il termine acquisto si intende qui la finalizzazione della conversione, cioè quell’azione per cui la campagna è stata pensata. Nella maggior parte dei casi si tratta appunto dell’acquisto di un prodotto, ma potrebbe anche trattarsi di una richiesta di contatto, una donazione, un’iscrizione ad una newsletter o un gruppo, ecc. Il rapporto tra il numero di visitatori e il numero di acquisti, ovvero conversioni, viene chiamato tasso di conversione. Se per esempio ottengo 200 visite dalla campagna (click) e ne conseguono 2 acquisti, il tasso di conversione sarà del 1%. In media il tasso di conversione, in mancanza di ulteriori dati statistici a disposizione, oscilla tra il 1% e il 3%. Il tasso di conversione è anche chiamato CVR o CR (conversion rate)

Appurato tutto questo vediamo come valutare una campagna pubblicitaria su Facebook.

Anzitutto procuriamoci dei dati statistici sull’andamento del mercato, a tale proposito utilizzerò quelli pubblicati da WordStream: Facebook Ad Benchmarks for YOUR Industry [2019]

A titolo di esempio immaginiamo di voler fare una campagna pubblicitaria per vendere dei prodotti casalinghi (vasi, piatti, accessori, complementi d’arredo).

WordStream ci informa che il mercato (Home & Garden) di riferimento ha i seguenti valori:

CTR 0,71%

CPC 2,78$ = 2,50€

CVR 7,02%

Da questi valori possiamo calcolare il costo di una singola conversione (CPA, costo per azione o cost per action) nel modo seguente:

CPA=\frac{1}{CVR}*CPC=\frac{CPC}{CVR}

Nel nostro caso specifico avremmo quindi:

CPA=\frac{2,50}{0,0702}=35,61

Questo significa che per vendere 1 prodotto tramite la pubblicità dobbiamo spendere 35,61€

Questo è il valore più importante da tenere in considerazione. In generale si stima che il budget destinabile ad una campagna pubblicitaria rispetto al valore dell’evento (o dei prodotti che si intendono vendere) si dovrebbe aggirare entro il 12% di quest’ultimo.

Questa proprietà può essere estesa ai singoli prodotti, per cui se un prodotto viene venduto a 100€, il massimo che possiamo spendere in pubblicità per venderlo non dovrebbe superare i 12€. Naturalmente questo valore varia notevolmente da prodotto a prodotto e dai margini che abbiamo sul valore dei prodotti stessi.

Esempio: se intendiamo vendere delle camere di albergo mediante una campagna pubblicitaria, dobbiamo tener conto del fatto che sulle OTA le percentuali che vengono prelevate per la vendita si aggirano dal 15% al 18%. Questo significa che possiamo valutare la nostra campagna prendendo il 15% o il 18% come valore di riferimento. Se quindi una camera costa 80€ a notte possiamo spendere fino a 12€ o 14,40€ per cercare di venderla tramite una campagna pubblicitaria. Se la campagna pubblicitaria richiedesse una cifra superiore per venderla potremmo valutare se fare la campagna per la vendita di pacchetti vacanze (più notti per più persone) oppure rinunciare e affidarci alle OTA. Se per esempio il CPA fosse di 33€, vorrebbe dire che dovremmo vendere servizi (camere) ad almeno 183,33€ (nel nostro caso dovremmo proporre, nella pubblicità, non la singola notte, quanto prenotazioni da almeno 3 notti, dove 3 x 80€ = 240€).

Detto questo abbiamo capito quindi che attraverso una campagna online dobbiamo cercare di vendere prodotti per almeno 296,75€.

Dal momento che vendere casalinghi a questo prezzo non è facile (per proseguire sulla nostra ipotesi), dobbiamo valutare che tipo di offerta promuovere attraverso la campagna. Alcune idee potrebbero essere:

  1. Incentivare una spesa di almeno 300€ (spedizioni gratuite, sconti, promozioni future, ecc)
  2. Aggregare i prodotti in pacchetti (vendere per esempio set dello stesso prodotto o set preconfezionati di prodotti pronti all’uso)
  3. Cambiare pubblico di destinazione (cambiare cioè il target; anziché vendere ai privati, potremmo indirizzare la campagna ad altri rivenditori, oppure ad albergatori che vogliono comprare set del medesimo prodotto per arredare diverse stanze nello stesso modo ecc.)

Attenzione! Resta il fatto che non possiamo sperare di vendere efficacemente prodotti che hanno un valore inferiore, per esempio un vaso da 20€, laddove la spesa per ottenere la vendita è di 35,61€

Da questo si deduce un altro fatto importante: le campagne online non sono adatte alla vendita di qualsiasi prodotto.

Per facilitare questo tipo di calcoli ho realizzato un piccolo simulatore in Excel, che ci permette anche di tenere conto di ulteriori dati statistici, quali la dimensione del pubblico, il costo di gestione della campagna, la frequenza di visualizzazione della campagna ecc.

Immettendo i dati di poco prima otterremmo qualcosa di simile a questo:

Nella mia ipotesi ho immaginato una campagna da 5€ al giorno, per una durata totale di 10 giorni ed un pubblico di 10.000 persone. Il valore dei prodotti è di 20€. Il calcolatore mi dirà chiaramente che la campagna non è sostenibile.

Se cambiassi il valore dei prodotti a 300€ otterrei il seguente risultato:

Se adesso provassi ad aumentare il budget giornaliero, portandolo a 60€ al giorno, otterrei di nuovo una campagna fuori dai parametri preimpostati.

Questo perché raggiungendo la saturazione del pubblico (ricordiamoci che sto ipotizzando un pubblico di 10.000 individui) aumenterei la frequenza di visualizzazione che, secondo quanto suggerito da Facebook stesso, non dovrebbe superare i 2 punti. Più è alta la frequenza e più la campagna è onerosa.

E’ altrettanto vero che anche con un budget di 10€ al giorno ed un costo di gestione della campagna (quello che pago a chi la configura e gestisce) di 150€, la campagna resta non fattibile.

Per chiunque volesse cimentarsi in questo genere di simulazioni metto a disposizione il simulatore in Excel utilizzato qui sopra:

Simulatore Facebook Ads

Il simulatore è stato realizzato per il Corso di Social Media Marketing della Mummu Academy di Firenze.

Vedi articolo

[wordpress] Come installare WordPress in locale utilizzando XAMPP.

Per chiunque fosse interessato ad installare WordPress in locale, utilizzando XAMPP per creare un server Apache con PHP e MySQL, ho pubblicato una breve guida sul blog di Mummu Academy.

[wordpress] Come installare WordPress in locale

Vedi articolo

[magento] Errore SQLSTATE[23000]: Integrity constraint violation: 1062 Duplicate entry ‘0009032’ for key ‘UNQ_SALES_FLAT_ORDER_INCREMENT_ID’

Soluzione1: Questo errore si presenta quando si effettua un ordine su Magento, si viene indirizzati al pagamento, ma il pagamento non va a buon fine e si viene rimandati indietro sul negozio. Per risolvere questo problema è sufficiente modificare il file app/code/core/Mage/Sales/Model/Resource/Quote.php come indicato di seguito

Per risolvere il problema posizioniamoci nella cartella principale del negozio in Magento. Dopodiché andiamo a modificare il file app/code/core/Mage/Sales/Model/Resource/Quote.php

Apriamolo e cerchiamo la seguente parte di codice

Alla linea quattro modifichiamo

In modo che diventi:

Salviamo il tutto.

Soluzione2: Questo errore si presenta quando per qualche ragione sono stati inseriti ordini sopra l’ultimo incrementale registrato in eav_entity_type. Per risolvere il problema è sufficiente incrementare sopra l’ultimo valore registrato il valore dell’incrementale. 

Di seguito discutiamo il problema e la soluzione nel dettaglio.

Anzitutto l’errore che si presenta è simile a questo:

SQLSTATE[23000]: Integrity constraint violation: 1062 Duplicate entry '0009032' for key 'UNQ_SALES_FLAT_ORDER_INCREMENT_ID', query was: INSERT INTO sales_flat_order (coupon_code, protect_code, shipping_description, is_virtual, store_id, customer_id, base_discount_amount, base_grand_total, base_shipping_amount, base_shipping_tax_amount, base_subtotal, base_tax_amount, base_to_global_rate, base_to_order_rate, discount_amount, grand_total, shipping_amount, shipping_tax_amount, store_to_base_rate, store_to_order_rate, subtotal, tax_amount, total_qty_ordered, customer_is_guest, customer_note_notify, customer_group_id, quote_id, base_shipping_discount_amount, base_subtotal_incl_tax, shipping_discount_amount, subtotal_incl_tax, weight, customer_dob, increment_id, applied_rule_ids, base_currency_code, customer_email, customer_firstname, customer_lastname, customer_middlename, customer_prefix, customer_suffix, customer_taxvat, discount_description, global_currency_code, order_currency_code, remote_ip, shipping_method, store_currency_code, store_name, x_forwarded_for, customer_note, created_at, updated_at, total_item_count, customer_gender, hidden_tax_amount, base_hidden_tax_amount, shipping_hidden_tax_amount, base_shipping_hidden_tax_amnt, shipping_incl_tax, base_shipping_incl_tax, gift_message_id, payment_fee_amount, base_payment_fee_amount, payment_installment_fee_amount, base_payment_installment_fee_amount, payment_tax_amount, base_payment_tax_amount, referral_code, ebizmarts_abandonedcart_flag, payment_fee_tax, base_payment_fee_tax, payment_percentage_fee, base_payment_percentage_fee) VALUES (?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, '1975-10-01 00:00:00', ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, '2018-11-28 11:14:46', '2018-11-28 11:14:46', ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?, ?)

Questo errore si presenta perché si sta cercando di inserire una chiave duplicata in sales_flat_order. Prima di tutto verifichiamo la cosa spostandoci in sales_flat_order ed effettuando la seguente query:

Nel mio caso il risultato della query era 10.009. Adesso spostiamoci su eav_entity_store. Qui dovremmo vedere una tabella con tutti gli incrementali. Cerchiamo quello che ci interessa. Per trovarlo guardiamo i campi entity_type_id e store_id. Gli entity_type_id hanno come riferimento la tabella eav_entity_type.

Per esempio il codice 5 corrisponde agli ordini, mentre il codice 6 alle fatture/ordini.

Nel mio caso mi accorgo che increment_last_id è su 9033, mentre il massimo valore inserito in sales_flat_order è di 10.009. Quindi mi è sufficiente portare questo valore al di sopra di quello attuale, per esempio impostandolo su 10.010.

Una volta fatto il problema è risolto.

Vedi articolo

[moodle] Cambiare icona (favicon) del sito

A volte le operazioni più banali risultano le più ostiche. Per cambiare la favicon di un sito fatto con Moodle è inutile arrovellarsi sul panello di controllo. Bisogna intervenire direttamente sul FTP.

Per farlo troviamo dove è posizionato il nostro tema e cerchiamo la cartella pix, per esempio:

/httpdocs/theme/nome_tema/pix

Una volta dentro sostituiamo il file favicon.ico con la nostra nuova icona.

Adesso torniamo nel panello di controllo di Moodle e andiamo su:

Dashboard > Amministrazione del sito > Aspetto > Temi > Impostazioni tema

Qui selezioniamo, qualora non sia già selezionata, la modalità Modalità Theme designer (themedesignermode) e salviamo. Aggiorniamo il sito e verifichiamo che sia comparsa la nuova icona. Eventualmente per aggiornare il sito premiamo SHIFT+F5 (se stiamo usando Chrome)

Fatto ciò dovremmo vedere la nuova icona, disattiviamo la Modalità Theme designer e salviamo di nuovo.

L’icona è stata modificata.

Vedi articolo

[risolto] Google Chrome con tutti i caratteri in corsivo

Problema: I caratteri predefiniti in Google Chrome appaiono tutti in corsivo, sia nelle impostazioni che in tutti i servizi di Google come Google Calendar, Google Drive, Google Keep ecc.

Soluzione: Installare tutti i caratteri predefiniti che utilizza Chrome, nel mio caso il carattere Roboto

Dopo l’ultimo aggiornamento improvvisamente Chrome ha iniziato a mostrare ovunque dei fastidiosissimi caratteri in corsivo come in questa pagina:

Per risolvere il problema è sufficiente cliccare col destro sopra una qualunque delle parti di testo e scegliere ispeziona.

A questo punto si aprirà di fianco (oppure in basso) una finestra simile a questa:

Individuato un pezzo di testo [1] cerca nella finestra sottostante il punto dove è definito il carattere utilizzato, tipicamente per il tag html [2]. Nel mio caso il primo font utilizzato è Roboto.

In Windows andando su Pannello di controllo > Aspetto e personalizzazione > Caratteri trovare il font utilizzato. Probabilmente potrai notare che manca la versione normale, chiamata spesso anche Regular o Normal. Nel caso di Roboto a me mancava la versione Roboto-Regular.

Per risolvere il problema è stato sufficiente scaricarla da qui: https://github.com/google/roboto

Una volta scaricato il file ti basterà scompattarlo e raggiungere la cartella con tutti i file *.ttf [1] del carattere, selezionarli, cliccarci sopra col destro e scegliere installa [2].

Se hai fatto tutto correttamente puoi riavviare Chrome e dovresti vedere tornato tutto normale.

Vedi articolo

[spam] “Abbiamo installato un trojan di accesso remoto sul tuo dispositivo.”: truffa per estorcere soldi

Da un po’ di giorni circola una nuova truffa online; la vittime designata si vede recapitare un messaggio via email proveniente dal medesimo indirizzo di destinazione, dove si paventa una compromissione dell’account e del computer e il conseguente furto di dati privati. Non cascateci! Non è vero!

Ma andiamo con ordine: il messaggio che viene recapitato ha alcune varianti, ma sostanzialmente assomiglia ad uno dei seguenti due:

Ciao, caro amico 🙂

Abbiamo installato un trojan di accesso remoto sul tuo dispositivo.
Per il momento il tuo account email è hackerato (vedi , ora ho accesso ai tuoi account).
Ho scaricato tutte le informazioni riservate dal tuo sistema e ho anche altre prove.
La cosa più interessante che ho scoperto sono i video dove tu masturbi.

Avevo incorporato un virus sul sito porno dopo di che tu l’hai installato sul tuo sistema operativo.
Quando hai cliccato su Play di un video porno, in quel momento il tuo dispositivo ha scaricato il mio trojan.
Dopo l’installazione la tua camera frontale ti filma ogni volta che tu masturbi, in più il software è sincronizzato con video che tu scegli.

Per il momento il software ha raccolto tutte le informazioni sui tuoi contatti dalle reti sociali e tutti gli indirizzi email.
Se tu vuoi che io cancelli tutti i dati raccolti, devi trasferirmi $300 in BTC (criptovaluta).
Questo è il mio portafoglio Bitcoin: 116B6DrG946cQkb4xoTKDrFoSD66HD1rhR
Una volta letta questa comunicazione hai 2 giorni a disposizione.

Appena hai provveduto alla transazione tutti i tuoi dati saranno cancellati.
Altrimenti manderò i video con le tue birichinate a tutti i tuoi colleghi e amici!!!

E da ora in poi stai più attento!
Per favore, visita solo siti sicuri!
Ciao!

Oppure nella versione più “personalizzata” dove al posto di nome@dominio.ext di solito si vede il proprio indirizzo email.

Salve!

Come avrai già indovinato, il tuo account nome@dominio.ext è stato hackerato, perché è da lì che ho inviato questo messaggio. 🙁

Io rappresento un gruppo internazionale famoso di hacker.
Nel periodo dal 22.07.2018 al 14.09.2018, su uno dei siti per adulti che hai visitato, hai preso un virus che avevamo creato noi.
In questo momento noi abbiamo accesso a tutta la tua corrispondenza, reti sociali, messenger.
Anzi, abbiamo i dump completi di questo tipo di informazioni.

Siamo al corrente di tutti i tuoi “piccoli e grossi segreti”, sì sì… Sembra che tu abbia tutta una vita segreta.
Abbiamo visto e registrato come ti sei divertito visitando siti per adulti… Dio mio, che gusti, che passioni tu hai… 🙂

Ma la cosa ancora più interessante è che periodicamente ti abbiamo registrato con la web cam del tuo dispositivo, sincronizzando la registrazione con quello che stavi guardando!
Non credo che tu voglia che tutti i tuoi segreti vedano i tuoi amici, la tua famiglia e soprattutto la tua persona più vicina.

Trasferischi 300$ sul nostro portafoglio di criptovaluta Bitcoin: 1LXxZyP7CKybaXA6jELu5YJ6UQzbdZz8RP
Garantisco che subito dopo provvederemo a eliminare tutti i tuoi segreti!
Dal momento in cui hai letto questo messaggio partirà un timer.
Avrai 48 ore per trasferire la somma indicata sopra.

Appena l’importo viene versato sul nostro conto tutti i tuoi dati saranno eliminati!
Se invece il pagamento non arriva, tutta la tua corrispondenza e i video che abbiamo registrato automaticamente saranno inviati a tutti i contatti che erano presenti sul tuo dispositivo nel momento di contagio!

Mi dispiace, ma bisogna pensare alla propria sicurezza!
Speriamo che questa storia ti insegni a nascondere i tuoi segreti in una maniera adeguata!
Stammi bene!

[aggiornamento 6 aprile 2019] C’è un nuovo messaggio che sta girando, sempre sulla solita scia ma con connotati ancora più divertenti:

Ciao, cara vittima.

Ti scrivo perché ho installato un malware sulla pagina web
con i siti porno che hai visitato.

Il mio virus ha preso tutte le tue informazioni personali e ha
acceso la tua fotocamera che ti ha ripreso mentre ti masturbi.

Devo ammettere che sei molto pervertito…

Subito dopo il software ha copiato la lista dei tuoi contatti.
Cancellerò questo video compromettente se mi pagherai
2.000 EUR in Bitcoin.
2.000 EUR = 0.450724 BTC

Questo l’indirizzo per il pagamento:

3H2z29T2aj8XuMjSLcPxatef6sHcbm11bW

Se non invii il pagamento entro 48 ore, invierò questo
video a tutti i tuoi amici e conoscenti.
So dove vivi.

Ti do 48 ore di tempo dopo che hai aperto il mio messaggio
per effettuare la transazione.
Vedrò subito quando apri il messaggio.

Non è necessario che mi dici di aver inviato il denaro.
Questo indirizzo è collegato a te, il mio sistema
cancellerà tutto automaticamente dopo che avrai eseguito
la transazione.

***********************************************
Invia 2.000 EUR (0.450724 BTC) a questo indirizzo immediatamente:

3H2z29T2aj8XuMjSLcPxatef6sHcbm11bW
(copialo e incollalo)
***********************************************

1 BTC = 4.480 EUR quindi invia 0.450724 BTC
all’indirizzo qui sopra.

Se non sai come inviare bitcoin, cerca su google.

Puoi andare al posto di polizia locale, ma nessuno ti può aiutare.
Se cerchi di imbrogliarmi, lo vedrò subito!

Non vivo nel tuo paese. Loro non potranno localizzare la mia
ubicazione in meno di 9 mesi.

Addio. Non dimenticarti della vergogna e se ignori questo
messaggio la tua vita sarà rovinata.

Hacker anonimo

Quando si scarica la posta l’intestazione ha questo aspetto (nel mio caso la casella info di ditta, letta su Thunderbird)

Faccio notare che nel mio caso c’è anche un grossolano errore nell’indirizzo, ma tant’è.

Nell’email viene richiesto di effettuare un versamento in bitcoin sul portafoglio indicato.

Se siete curiosi potete verificare lo stato del portafoglio andando su Blockchain.com ed inserire il codice nel motore di ricerca, oppure aggiungendo il codice all’indirizzo https://www.blockchain.com/btc/address/

Sui due portafogli di cui sopra al momento attuale (14:20 del 29 settembre 2018) sono stati trasferiti in tutto 1.02088739 BTC equivalenti a 5.768,36 euro.

Come già scritto anche da Paolo Attivissimo su Il Disinformatico, potrebbe darsi che le transazioni siano state effettuate dall’hacker stesso per darsi credibilità, come potrebbe anche trattarsi di vittime ignare che sono cadute nella trappola.

Potrebbe anche darsi che si tratti di un software venduto a più hacker “dilettanti”, che quindi utilizzano diversi portafogli di bitcoin.

Che cosa fare se si riceve l’email? Niente. Nulla è stato compromesso e la si può semplicemente cancellare. 🙂

Vedi articolo